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E' la storia di un giovane sardo, nato a Padria (SS) nel 1899. Nel 1917 parte con entusiasmo per la “grande guerra”. Al ritorno in Sardegna non c'è lavoro. A 21 anni segue il padre, da tempo emigrato a New York, che lo avvia al commercio delle banane. Partecipa alle lotte a sostegno di Sacco e Vanzetti. Aderisce all'anarchismo. Inizia a coltivare un'idea fissa, che diverrà ferma convinzione: uccidere Mussolini come unica soluzione per liberare l'Italia dal fascismo.
Nel mese di gennaio 1931 rientra in Italia, con due bombe nel bagaglio. E' solo a Roma, città che non conosce. Per due settimane studia attentamente il tragitto del “Duce”, da Villa Torlonia a Piazza Venezia, senza incrociare una sola volta l'obiettivo. Conosce Anna, una ballerina ungherese di 24 anni di cui si innamora e a cui si dedica giorno e notte. La polizia li sorprende nell'alberghetto del loro amore e li porta al commissariato. Schirru riesce a sfilare la propria pistola, ferisce tre agenti che cercano di disarmarlo. Poi tenta il suicidio con un colpo alla tempia. Il proiettile trapassa il volto. Schirru è gravemente ferito, ma sopravvive, sfigurato.
Seguiamo le vicende di questo ragazzo della provincia sassarese con profondo interesse.
Come era allora la sua terra? Come gli si presentava l'America tra Statua della Libertà, il fascino della comunità italiana e le lotte sociali? Tra l'amore con quella stupenda ragazza di origini siciliane, che diventa sua moglie e madre dei suoi figli,
e le persecuzioni dei compagni anarchici da parte di poliziotti, giudici e squadre fasciste italiane?
Cosa vuol dire, per un giovane padre col lavoro ben avviato, lasciare dietro di sé la moglie e i figli e imbarcarsi per l'Europa, con quell'idea senza ritorno, da solo e rimanendo solo in quella sua avventura ? In ogni modo voleva evitare una strage di innocenti e perciò aveva escluso il lancio delle bombe durante un evento pubblico. Solo che il “Duce” non gli è mai passato davanti a pochi metri di distanza. Quindi, non ha combinato nulla.
Fu processato dal Tribunale Speciale Fascista ed ebbe una condanna esemplare.
La fucilazione alla schiena, quella per i traditori peggiori. Prontamente eseguita all'alba dell'indomani, in data 29 maggio 1931. Il plotone fu formato da 24 fucilatori “volontari”, tutti sardi, per espressa volontà di Mussolini.

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